Scrivere e fotografare. L’invasione degli imbecilli

Per dirla alla Umberto Eco, i social media danno diritto di parola e di fotografare a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino o fotografano senza visibilità, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere e ignorati, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola e di foto di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. Troppa gente, complici anche le illusioni a buon mercato vendute dai social network, crede che scrivere e fotografare sia facile, che basti prodursi in uno status simpatico o cinico, sferzante o pseudopoetico per trasformarsi in scrittori, giornalisti, fotografi. Eppure scrivere e fotografare è difficilissimo e chi lo fa per vivere lo sa bene. Il web, tra le tante meraviglie che ha regalato alle nostre vite, ha portato con sé anche alcune piaghe mortali che hanno devastato mestieri nobili, o comunque mestieri e basta, senza aggettivazioni, che dovrebbero essere svolti da chi li sa svolgere, non da chi crede di saperli svolgere.

  • Certo io capisco il tuo punto di vita, essendo come te sul web e vedendo cosa il web veramente offre. In effetti non dovrei nemmeno parlare visto che potrei fare parte di quella legione di imbecilli che tu vorresti lapidare. Nonostante io non mi senta un’imbecille, devo dire che ce l’hai fatta, a colpire.
    Però ci sono persone che lo fanno per passione e non pretendono certo un riconoscimento di qualsiasi genere si tratti, meglio però -ti dico- di tutta la merda che c’è in tv ultimamente, o perché no sul web. Non voglio divagare, ma non tollero chi effettivamente tollera ben altro mentre da dell’imbecille al primo individuo che si definisce (forse unica “colpa”) fotografo, o scrittrice.
    Buona giornata
    Story of a Photographer.