Donne. La bellezza sta nella vita, non nell’apparenza

Siamo soffocati dagli stereotipi femminili. Per quanti passi avanti fingiamo di aver realizzato, la realtà è che l’immagine che si veicola della donna, in tutti i mezzi di comunicazione, a cominciare dalla pubblicità, continua a essere quella di un oggetto fragile e civettuolo. Ma soprattutto un oggetto passivo, un elemento creato per essere osservato, per il piacere di chi guarda. Lo scopo delle donne è apparire belle affinché il resto del mondo, essenzialmente gli uomini, possano osservarle con soddisfazione e godimento.Ci martellano con messaggi che ci spiegano di cosa abbiamo bisogno per essere belle, e le donne del mondo sembrano non accorgersi che la bellezza non sta in una posa, ma si può trovare nella vita, nell’esaltazione dei corpi, delle imperfezioni e della forza. Il mondo è pieno di bambine e donne che non hanno bisogno di sentirsi dire che sono belle. Non lo sono, o non gli importa, perché sono forti.

Kate T. Parker lo sa, e per questo ha dedicato anni a una costante ricerca per immortalare le sue figlie da una luce diversa, dove si facessero a pezzi gli stereotipi negativi, incoraggiandole a sentirsi bene con se stesse. Situazioni quotidiane in cui le piccole presentano uno sguardo feroce, appaiono imperfette ma indiscutibilmente forti. La bellezza delle immagini è schiacciante, soprattutto in bambine che finalmente non aspirano a essere “fighe”.

Nelle foto di Parker si vedono le sue figlie che giocano con gli amici e partecipano a sport come il nuoto e la pallacanestro. Attraverso la durezza delle pose, le bambine irradiano una forza che può venire solo da dentro.

“Strong is the new Pretty” si è trasformato in un fenomeno virale che ha fatto il giro di tutti i grandi media. Anche varie attrici come Emma Watson, Zooey Deschanel e Melissa Joan Hart hanno manifestato il loro appoggio attraverso i social network. E soprattutto madri di tutto il mondo hanno cominciato a pubblicare foto delle loro figlie con l’hashtag #strongisthenewpretty.


Foto di Kate T. Parker