Violenza di genere: io vorrei…non vorrei…ma se vuoi…(E se non vuoi fa lo stesso)

“Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi…e se non vuoi fa lo stesso” potrebbe essere il filo conduttore delle dinamiche di coppia che non funzionano. Battisti, ovunque sia, spero mi perdonerà l’utilizzo improprio e la modifica del titolo di una sua bellissima canzone: “Io vorrei…non vorrei” rappresenta il momento dell’indecisione o della confusione, “ma se vuoi” il tentativo di andare incontro all’altro, e – la parte aggiunta di mio pugno – “se non vuoi fa lo stesso” il fallimento di arrivare a comprenderlo.

Una coppia attraversa fisiologicamente momenti di crisi: ogni tanto l’equilibrio si rompe per trovare un nuovo assestamento o per far prendere strade diverse. Operare delle scelte non è semplice, l’indecisione può prendere il sopravvento. Essere in due implica avere il doppio delle domande, il doppio delle risorse, ma non necessariamente il doppio delle risposte. Troppa indecisione porta a momenti di confusione: ci si concentra sui perché, lasciando da parte i come.

Anche quando ci si interroga sui bisogni dell’altro (e non è sempre così scontato), si commette l’errore di credere di sapere con esattezza quali siano i propri bisogni e che chi abbiamo di fronte li debba automaticamente inferire, in virtù dell’affetto che lo dovrebbe legare a noi, quasi come se non potesse dimostrarci di volerci bene in altro modo che quello. Indubbiamente questa supposizione ha del vero, ma di solito porta ad azioni fallimentari per la stabilità dell’universo coppia. Lasciamo che le emozioni veicolino quelli che sono i nostri bisogni e, se da una parte è inevitabile, dall’altra bisognerebbe cercare di dare una forma all’emozione che sia adeguata al contesto e al rapporto che abbiamo con l’altro. Se si è arrabbiati con il proprio partner, investirlo di questa rabbia provocherà in lui probabilmente una reazione altrettanto rabbiosa oppure, se sa di non essere in posizione di forza o comunque paritaria, retrocederà. E’ l’inizio di un conflitto, se non paritario, possiamo benissimo pensarlo come un conflitto violento.

Mario De Maglie

Il Fatto Quotidiano.it